GABANON

 

CASALE MONFERRATO

ALESSANDRIA

Italia
2019-2025
SCALA: EDIFICIO

PROPRIETà:

CAI – CONVERSIONE AREA INDUSTRIALE SRL

PROGETTO ARCHITETTONICO: ExIndustria

TEAM DI PROGETTO: Manuel Ramello (Project Director), Alessandro Depaoli, Damiana Sarah Russo, collaboratrici: chiara torelli, giulia zaffonato

DESIGN DI INTERNI E ARREDI: Margherita Buzzi

executive architect: Manuel Ramello

PROJECT MANAGER: ARCH. Marina Pogliano

PROGETTO PAESAGGISTICO PRELIMINARE: Marco Bay

SICUREZZA: Marco Cibin

STRUTTURE: Riccardo Franciscono, Simone Giordano

ACUSTICA: Simona Briola

IMPIANTI TERMOIDRAULICI/ELETTRICI: Marcello Prina, Federico Pogliano (fotovoltaico)

IMPRESE: Roato Costruzioni, Edi Construction, Scotta, Cler, Rota & Messena, Tecnoprogetti, Il Giardiniere, Etica nel Sole, Modo Forma, Deltapav

FORNITORI: Unical, Acquafer, Tardivel, Falegnameria MG, Bertolotto, Pastore Grandi Impianti, Atteritano Illuminazioni, Italian Padel, Fiocchi Box, Zappa, Vetraria Casalese

PROGETTAZIONE GRAFICA: Alberto Arlandi, Margherita Buzzi 

Nel quartiere Ronzone di Casale Monferrato, tra la collina e il fiume Po, l’ex stabilimento Cementi Alta Italia rinasce attraverso il progetto Gabanon come laboratorio di rigenerazione urbana. Qui, dove per oltre un secolo la materia prima si trasformava in cemento, oggi si sperimenta una nuova alchimia: quella che converte memoria industriale e strutture produttive in spazi di accoglienza, cultura e socialità.

Avviato nel 2018, il progetto si fonda su un principio chiaro: trasformare è il modo più autentico di conservare. Le architetture industriali non vengono musealizzate né congelate nel tempo, ma reinterpretate come organismi capaci di accogliere nuove funzioni. Le grandi strutture in calcestruzzo armato, le superfici segnate dal lavoro, le tracce degli impianti diventano parte di un racconto contemporaneo che intreccia tecnica, paesaggio e identità collettiva.

Il complesso è stato riconvertito in un polo multifunzionale dedicato alla ricettività extra-alberghiera, allo sport e al turismo sostenibile. Il cuore dell’intervento è un ostello di nuova generazione ospitato in un edificio di inizio Ottocento: sei camere per un totale di 25 posti letto, tutte con bagno privato, spazi comuni condivisi, una cucina per gli ospiti e ambienti pensati per favorire incontro e convivialità. Al piano terra è previsto un locale ristoro in fase di completamento. Gli interni mantengono una forte identità materica: pavimentazioni in cemento, superfici lasciate a vista, arredi in ferro e legno su misura evocano la fisicità del lavoro industriale, trasformandola in estetica del riuso.

La strategia progettuale si basa su un equilibrio tra permanenza e innovazione. Nuovi volumi si inseriscono con discrezione nel tessuto esistente, utilizzando materiali contemporanei come acciaio, corten e legno lamellare, in dialogo con il calcestruzzo storico. Le strutture originarie sono state consolidate e adeguate sismicamente, preservandone la patina e il carattere. Le nuove architetture adottano sistemi leggeri e reversibili, coerenti con un approccio sostenibile e orientato alla durabilità.

La sostenibilità è il filo rosso dell’intervento. Il riuso degli edifici riduce l’impronta ambientale e valorizza l’energia incorporata nelle strutture esistenti. Gli interventi di efficientamento energetico, l’impiego di pompe di calore alimentate da fonti rinnovabili, l’uso di superfici drenanti e la piantumazione di essenze autoctone contribuiscono a integrare il complesso nel corridoio ecologico del Po, migliorando il microclima e la permeabilità del suolo.

Anche l’accessibilità diventa principio fondante: percorsi, rampe e collegamenti verticali garantiscono la piena fruibilità degli spazi, interpretando l’inclusione come qualità progettuale e non come semplice adempimento normativo.

Il Gabanon non è soltanto un intervento edilizio, ma un dispositivo culturale. Restituisce senso a un luogo segnato dalla produzione industriale e lo riconsegna alla città come infrastruttura sociale. In questo passaggio, il cemento cambia vocazione: da materiale della fabbrica a materia narrativa di un nuovo paesaggio urbano. A Casale Monferrato, l’ex cementificio diventa così un ponte tra passato e futuro, tra memoria del lavoro e nuove forme di abitare condiviso.

Per saperne di più sul progetto dell’area visita la pagina dedicata.

il progetto

la realizzazione

Foto © Fabio Oggero